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Il 3 maggio alle 14, in piazza XX settembre, Andrea Caiti, professore di Sistemi Subacquei al  Dipartimento Ingegneria dell’Informazione, interviene agli incontri sul clima di Fridays for Future con una lezione dal titolo "Il riscaldamento di mari e oceani: quali effetti?".

Abstract

Mari e oceani si stanno scaldando molto rapidamente, e con effetti che dureranno a lungo.
Gli oceani hanno la capacità di incamerare maggiori quantità di calorerispetto all’atmosfera, con un ridotto aumento di temperatura. Negli ultimi sessant'anni, le acque del nostro pianeta hanno assorbito la maggior parte del calore generato dal riscaldamento globale, ammortizzandone gli effetti, ma con la conseguenza di accumulare una grandissima quantità di energia, che può venire poi restituita all’atmosfera nel lungo periodo.
Oggi nel mare è accumulata una energia termica in eccesso pari ad almeno 150 volte l’energia utilizzata in un anno dall’intera popolazione mondiale.
Alcune delle conseguenze ci sono ormai abituali, come i danni causati da ciclonitempeste e dai violenti temporali che ormai caratterizzano anche le nostre estati e i nostri autunni. Tra gli effetti a lungo termine figura invece un ulteriore contributo al riscaldamento globale, anche in presenza di una diminuzione di altri fattori di riscaldamento planetario, attraverso la restituzione all’atmosfera del calore in eccesso accumulato.
Infine, l’aumento del contenuto energetico del mare influisce sulla circolazione delle correnti oceaniche, con conseguenze dirette in campo biologico (per esempio sulla pesca e sulla biodiversità) e geofisico (per esempio sulla estensione e spessore dei ghiacci e sull’erosione costiera).
Gli oceani sono grandi e profondi, e per questo hanno svolto e svolgono una funzione fondamentale di termoregolazione. Ma gli oceani hanno la memoria lunga, e il calore assorbito oggi rimarrà intrappolato sul nostro pianeta per centinaia di anni. Per questo dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre le emissioni al più presto.

 
Info e Contatti:
Andrea CaitiQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
(Fonte: unipinews)